L’avvocato Woo e le balene

Traghettata dal piccolo Small cable network a Netflix, dove ha iniziato a essere trasmessa a luglio, questa serie, che ha ottenuto straordinaria popolarità nel Sud-Est asiatico, ha rapidamente scaricato la classifica delle serie in lingua non inglese, nonostante il tema complesso.

La giovane Wong Jong Woo, brillante laureata in legge con il massimo dei voti, è infatti affetta dallo spettro autistico, il che non le impedisce di avere memoria straordinaria e mente brillante, ma non le basta per ottenere un lavoro, che troverà solo grazie all’intervento di un’amica del padre. L’attrice Park Eun-bin interpreta con straordinaria minuzia le sue goffaggini fisiche, la difficoltà a guardare negli occhi le persone, la sua vulnerabilità agli stimoli troppo forti, il suo modo fin troppo diretto di dire le cose, i suoi incrollabili punti di riferimento, come la spiegazione del suo nome uguale da diritto a rovescio, la sua monomania per i gimbap che mangia sempre senza eccezioni, la passione traboccante per i cetacei, di cui palerebbe senza arrestarsi.

Già, le balene, poetica metafora di un altro mondo di libertà creativa, un mondo completo dove i grandi mammiferi si prendono cura con amore dei loro balenotteri, pronte a morire per non abbandonarli.

Mentre Woo è stata abbandonata dalla madre, godendo però dell’amorevole assistenza del padre. E’ vero anche che per una persona che ha bisogno di punti di riferimento fissi quale Woo, il diritto rappresenta l’ancoraggio ideale. Una serie che tocca temi sensibili nella società coreana, ma non solo, quali la difficoltà dell’ascesa sociale, gli stigmi contro i disabili, unita alla necessità di mantenere la faccia di fronte alla società. Temi che a quanto pare interessano un pubblico molto vasto.

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